Nei feed di oggi , trovo un interessante post di Andrea Beggi sui blog aziendali .
Cosa dovrebbe fare un’azienda per invogliarmi a leggere il suo blog?
Come prima e più importante cosa, vorrei leggere persone. Non ho il minimo interesse a parlare con un marchio (ammesso che sia possibile) o con un reparto marketing: voglio nome e cognomi, pagine “about”, foto. Voglio dare un “volto virtuale” a chi leggo.
Gran parte di un blog è comunicare passione. Chi scrive deve averla, e la passione è una cosa difficile da simulare.
Le persone che scrivono con passione hanno un linguaggio diverso da un’azienda. Questo linguaggio è normale per chi già scrive un blog, mentre è una novità per un’azienda, la quale potrebbe avere difficoltà a comprenderlo.
Il taglio personale, per forza di cose, deve descrivere i prodotti e i servizi con un linguaggio non paludato, senza enfasi di marketing, cercando di mantenere un atteggiamento il meno “religioso” possibile, per quanto difficile possa essere.
Scrivere su un blog è conversazione. Interagire con le persone, avere voglia di ascoltarle, rispondere ai loro commenti: sono tutti aspetti basilari, altrimenti si rischia di fare discorsi bellissimi a sale vuote.
E importantissimo accettare le critiche: spesso sono un’occasione di miglioramento, molte volte sono la voce di un disagio che non è neppure arrivata all’azienda. Bisogna a farle diventare opportunità, invece che casi da gestire.
Dire la verità, e dirla tutta, anche se scomoda. Su internet le bugie non le hanno neppure, le gambe. Tanto vale non farsi cogliere impreparati.
Aggiornare con frequenza accettabile: se non si ha intenzione di continuare è meglio non partire neppure. I peggiori sono i politici che iniziano un blog in campagna elettorale, fanno tre post e abbandonano tutto dopo poche settimane. Che tristezza.
Imparare ad usare gli strumenti propri del mezzo: il blog è un media che ha una serie di strumenti collegati, che vanno padroneggiati con disinvoltura per essere credibili. Tutti i mezzi che aiutano il social networking andrebbero usati, con particolare rispetto per le loro netiquette.
Accidenti , mi sono detto , anche se aprii questo blog senza la minima idea di quello che avrei scritto , nel corso del tempo , ho iniziato a postare con frequenza decente , a non passare promozione spudorata alla mia azienda , a non nascondere niente delle magagne che succedono e soprattutto a lasciare i commenti aperti.
Il risultato però non è incoraggiante . Dopo quasi un anno dalla sua apertura , il blog viene visitato solo da una novantina di persone al giorno , tutte portate da query su motori di ricerca , e il post più visto è questo. (F*I*G*A)
Io continuo ad andare avanti caro Andrea , ma purtroppo il quadro che tu auspichi avvenga , credo sia spostato molto avanti nel futuro.
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da oggi hai una lettrice in più…
chissà mai che conosci qualcuno che si deve sposare!